Chi era Luciano Irilli? Era un uomo dal cuore grande, un amico sincero, una persona speciale arrivata su questa Terra per ricordarci che la vita acquista davvero valore quando viene donata agli altri. Quando entrò a far parte della Tivoli Marathon, nel 2014, Luciano non cercava medaglie né applausi. Cercava qualcosa di molto più grande: un modo per continuare a camminare accanto a suo fratello Fabrizio, un runner vero, con il sogno di correre la Maratona di New York. Un sogno che la vita gli aveva impedito di realizzare, lasciandolo sospeso nel tempo, fino a quando arrivò Luciano. Entrò nella squadra con la semplicità che lo ha sempre contraddistinto. Lui stesso scherzava dicendo di non avere il fisico del runner: era un po’ impacciato, lontano dall’immagine dell’atleta perfetto. Ma aveva una qualità che nessun allenamento può insegnare: un cuore immenso e una motivazione straordinaria. Indossò per la prima volta un paio di scarpe da running e si presentò alla partenza della sua prima gara in maglia TM, nel 2014 su un percorso di 8 km dedicato alla memoria di suo fratello. Quando tagliò il traguardo aveva gli occhi pieni di emozione e disse, con il suo sorriso disarmante: «È stata dura… ma ce l’ho fatta.» In quella semplice frase c’era tutto Luciano. Da quel giorno non si fermò più. Ogni allenamento, rappresentava una promessa mantenuta e ogni gara era una carezza rivolta al cielo. E strada facendo diede vita a Tivoli, al primo Memorial Fabrizio Irilli nel 2016 in occasione della Corsa delle Tre Ville. Per lui il ricordo non doveva essere qualcosa da custodire in silenzio, ma qualcosa da vivere insieme, passo dopo passo. Amava ripetere una frase che è rimasta nel cuore di tutti noi: «La corsa è sangue, sudore ma soprattutto cuore.» Ed è proprio così che correva Luciano. Non per il cronometro o per una classifica ma per amore. E così, lentamente, con il suo passo, arrivarono le mezze maratone, poi le maratone e infine anche le ultramaratone. Tante gare, tanti traguardi, tanti viaggi dell’anima. Ogni medaglia aveva il volto di Fabrizio. Ogni arrivo era un abbraccio invisibile tra due fratelli che la vita aveva separato troppo presto. E quasi senza accorgersene Luciano riuscì a realizzare anche quel sogno rimasto incompiuto: corse la Maratona di New York. Non solo per sé ma soprattutto per Fabrizio perché certi sogni non appartengono mai soltanto ad una persona: appartengono anche a chi sceglie, con amore, di portarli avanti. Abbiamo condiviso molte maratone insieme, provando ogni volta a portarlo sotto il muro delle quattro ore. Ma lui non aveva questo tipo di problema: la sua era una gara di sentimento, mai di tempo. Non parlava mai di minuti o classifiche, ma soltanto di obiettivi raggiunti. Innamorato della maratona, era diventato per molti di noi il simbolo del maratoneta senza stress. E così, ogni tanto, noi che avevamo il cronometro sempre in testa dicevamo: “Dai, oggi si corre alla Luciano.” E allora ce la godevamo tutta, proprio come faceva lui. Noi della Tivoli Marathon abbiamo avuto il privilegio di condividere con Luciano tanti chilometri di strada. Abbiamo conosciuto il suo sorriso, la sua ironia, la sua generosità e tutti quei “santissimi ristori” dove, per non fare torto a nessuno, non ne saltava mai uno. È stato il più social delle gare: ogni volta, oltre alla medaglia, portava a casa persone nuove, incontri, storie di runner e storie di vita. La sua capacità di esserci sempre per tutti è forse la più grande eredità che ci lascia. Luciano non era soltanto un compagno di squadra. Era un amico nel senso più autentico della parola e la cosa più bella è che era davvero l’amico di tutti, senza distinzione alcuna. Ci ha insegnato che la corsa non è soltanto fatica ma appartenenza, socializzazione, memoria, è speranza e condivisione. È il modo più bello per dire a chi non c’è più: “Io continuo a camminare con te.” Caro Lucianetto nostro, anche se non ti vedremo più, ti sentiremo sempre accanto a noi: con quel tuo gesto di sbuffare scolpito sul volto, con quel tuo ridicolo cappellino giallo fluo — che, diciamolo, ti faceva proprio buffo — con il tuo solito ghigno appena accennato, con quello sguardo capace di scrutare le profondità dell’anima. Ogni volta che taglieremo un traguardo berremo la tua birra, quella che tu chiamavi il tuo “integratore naturale”. Mancheranno le nostre cene, i tuoi folli balli spacca-braccia, la tua allegria, la tua presenza. Insomma, ci mancherai tantissimo. Oggi ti immaginiamo insieme a Fabrizio, uno accanto all’altro, ancora una volta sulla linea di partenza perché l’amore continua a correre e chi ha corso con il cuore non finisce mai la sua gara. Ciao Luciano, il tuo ricordo continuerà a vivere attraverso i nostri passi per sempre. Infinitamente grazie.