Siena, gioiello architettonico medievale che continua a stupire e ad incantare. Questa volta, però, a conquistarla siamo stati noi. Noi che abbiamo sfidato il sonno nelle prime ore del mattino, avvolti dal buio e dal silenzio, in viaggio verso uno start emozionante nel cuore di un paese ancora addormentato: San Gimignano, perla toscana sospesa nel tempo, dove il passato sembra respirare insieme ai runner pronti a partire. È lì che ha preso vita, domenica 1 marzo 2026, la Terre di Siena Ultramarathon, una 50 km tutta da vivere e da sentire sulla pelle. Un viaggio personale e intimo ma al tempo stesso condiviso con tante anime affini. Un percorso straordinario nella dolce armonia della Val d’Elsa e della campagna senese, tra strade bianche, vigneti, campi coltivati e boschi di querce, sfiorando un tratto della Via Francigena e attraversando borghi medievali carichi di storia. Al 32° km splendida l'accoglienza di Monteriggioni dopo una salita quasi esagerata, una di quelle che mettono a dura prova il corpo e la mente dove si è sentito tutto il peso sulle gambe ormai di legno, dove è servita tanta forza di volontà per continuare a spingere. E finalmente come un miraggio, quel cartello con su scritto “Siena” ha riavviato i “motori”. Attraversare Porta Camollia sotto il motto “Cor magis tibi Sena pandit” (Siena ti apre un cuore ancora più grande della porta che stai attraversando) è stato di grande supporto donandoci tutta l'adrenalina necessaria. Un sostegno invisibile che ha dato forza a tutti noi passo dopo passo fino alla “conchiglia” di Piazza del Campo, dove il traguardo non ha rappresentato solo una linea da varcare ma un punto in cui fatica, emozione e sogni si incontrano. Un pensiero speciale va ad Olirio Pocetta, che ci ha onorati conquistando una meritata medaglia. Campione d’Italia nella sua categoria negli anni passati, un tempo capace di correre la maratona sotto le tre ore, punto di riferimento nel podismo laziale da oltre vent’anni. Oggi, a 70 anni, è un grande ULTRAMARATONETA. Umile, silenzioso, pacato. Un atleta straordinario che non ha bisogno di proclamarsi tale. Un esempio autentico di passione e dedizione. E non posso non citare Sandro Angeloni, M65, al suo secondo esordio in maglia TM, che ha affrontato la 18 km con esperienza e intelligenza, dimostrando che la determinazione non ha età. Poi ci sono io, che quei 50 km me li sono goduti davvero. E se ci ripenso mi viene da sorridere e chiedermi: “Ma come ho fatto?”. La fatica si dissolve in fretta. Quello che resta è la consapevolezza di aver vissuto una giornata piena, intensa, ricca di emozioni vere con la giusta compagnia. E, in fondo è proprio questo il vero traguardo.